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13 nov - Galleria comunale

Boico Cervi Frandoli Nordio

Boico/ Cervi/ Frandoli/ Nordio
Interni navali tra arte e design

Monfalcone, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea 11/11/2017 – 10/12/2017

Il quartetto degli architetti triestini Romano Boico (1910-1985), Aldo Cervi (1901-1972), Vittorio Frandoli (1902-1978) e Umberto Nordio (1891-1971) si contraddistinse nel secondo dopoguerra come uno dei maggiori protagonisti nel campo del design e della progettazione di interni navali.
Gli anni subito dopo la fine della guerra furono contrassegnati da uno slancio vitale, teso alla rinascita della Marina Mercantile Italiana e dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico, che avevano subito pesanti distruzioni durante la guerra, ma che negli anni Trenta si erano distinti a livello internazionale per la costruzione di splendide motonavi.
A questa rinascita prese parte con una posizione di assoluto rilievo il quartetto triestino: capeggiato dal più anziano Umberto Nordio, che mise a disposizione la sua esperienza e il suo prestigio, il gruppo unì il comune interesse verso l’architettura razionalista al rigore tecnico che contraddistinse l’operato di Aldo Cervi, alla conoscenza dei materiali che veniva a Vittorio Frandoli dall’esperienza pratica della ditta di falegnameria fondata dal padre Giovanni e attiva nel settore dell’arredo di interni navali, all’impronta funzionalista nella distribuzione degli spazi del più giovane dei quattro, Romano Boico.
Negli interni navali progettati tra fine anni Quaranta e metà anni Cinquanta il quartetto impostò gli spazi all’insegna di una accentuata pulizia formale, improntata ad “un’espressione di leggerezza” che Gio Ponti dalle pagine di “Domus” (1953) considerava l’elemento imprescindibile di un moderno e funzionale arredamento navale.
L’opera del quartetto si contraddistinse per la semplicità nella scelta e nell’accostamento dei materiali, per un’impostazione cromatica unitaria e per una spiccata integrazione con le opere d’arte inserite negli ambienti, in linea con l’idea promulgata in quegli anni da Gio Ponti che le navi dovessero essere “anche una manifestazione delle arti del paese” da loro rappresentato (in “Domus” 1952).

In mostra si analizzano con il supporto di foto d’epoca, studi, progetti esecutivi, bozzetti gli interventi del quartetto realizzati sul Conte Biancamano (1949), sulle motonavi Australia (1951), Neptunia (1951), Augustus (1952), Africa (1953) e Asia (1953), per finire con l’Homeric (1955), che vide la collaborazione dei soli Boico e Cervi.

L’esposizione è arricchita dalla presenza di alcuni articoli di giornale e pubblicazioni coeve alla realizzazione delle motonavi, che documentano la grande attenzione dei media e del pubblico che fioriva attorno a queste imprese.


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