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Lacus Timavii

la carta delle aree umide costiere del monfalconese

Carta delle aree umide del Monfalconese

Pubblicato il: 12 luglio 2016

E’ stata presentata lo scorso 4 giugno la "Carta delle aree umide del Monfalconese", che l'Associazione Ambientalista "Eugenio Rosmann", già WWF Isontino, ha realizzato al fine di promuovere la conoscenza, la frequentazione e la conservazione di alcuni pregiati siti naturalistici del Golfo di Panzano, nell'ambito di un progetto sostenuto dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Gorizia e della Provincia di Gorizia e partecipato dal Comune di Monfalcone. La presentazione della mappa è stata affidata dall’emerito Prof. Livio Poldini, botanico dell’Università di Trieste, ha salutato l’evento il Sindaco della città dei cantieri navali, Silvia Altran. La carta acquerellata è stata realizzata dall’arch. Paola Barban mentre l’idea della mappa è nata con la collaborazione della guida naturalistica Paolo Utmar e del dott. naturalista Pierpaolo Merluzzi.
La carta del Lacus Timavii ha lo scopo di far comprendere ai cittadini il grande valore storico e naturalistico dei “gioielli” della costa monfalconese che spesso ne sottovalutano l’importanza.
La mappa definisce un area nodale del cambio di costa da rocciosa calcarea, dell’adriatico orientale, rappresentata dal lembo di bosco della Cernizza, con la costa bassa e fangosa adriatica delle aree umide costiere. La mappa individua il fiume carsico per eccellenza: il Timavo, le cui bocche di risorgiva riemergono dopo essersi inabissate per 40 km più a monte, nelle grotte di San Canzian – ¦kocjan, dopo un percorso sotterraneo solo in parte conosciuto e luogo di culto nell’antichità e citato da Strabone, Virgilio e Tito Livio. A ponente della foce del Timavo, oltre all’area di velma del Lisert, si estende una zona che era marina, ma attualmente risulta circondata da un argine pietroso che costituisce il contenimento della cassa di colmata, destinata ad accogliere i materiali derivati dall’escavo del canale di accesso al porto di Monfalcone. La parte orientale è stata dichiarata Sito di importanza comunitaria per la ricchezza di avifauna. A Nord e a Ovest della cassa di colmata si estendono ampi canneti, specchi d’acqua dolce e boschetti litoranei a salici e pioppi cresciuti su vecchie colmate. Gli spuntoni di roccia del dente di calcare è ciò che resta delle Isole Clare, le due Isole di Sant’Antonio e della Punta che costeggiavano il lago salmastro del Lacus Timavii, decantato da Tito Livio (59 a.C.-17 d.C.) e Plinio (24-79 d.C.) nei loro scritti e indicato nella Tabula Peutingeriana. Nel passato il Lacus Timavii era uno specchio d’acqua interno, un lago incastonato nella terra ferma, nel quale sfociavano da un lato il Timavo e dall’altro un braccio dell’antico Isonzo. La mappa mette in luce anche la l’antica presenza sulle due isole di alcuni edifici storici: le Terme romane e la Chiesetta di Sant’Antonio. Gli edifici sono stati entrambi distrutti nel corso della prima guerra mondiale, per quanto riguarda le Terme sono state ricostruite nel corso del ventennio , poi abbandonate e di recente rientrate in funzione.
Infine la mappa evidenzia i siti del Schiavetti Brancolo e la Palude del Cavana, entrambi tutelati come Sito di Importanza Comunitario (Zona Speciale di Conservazione ai sensi della direttiva europea “Habitat) ed inseriti anche come IBA (Important Birds Area) delle Foci dell’Isonzo, Isola di Panzano della Cona e Golfo di Panzano.

  •    Mappa delle aree umide costiere del monfalconese - 2 Mb

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