I Castellieri

Il “Castelliere” era un abitato composto di capanne che sorgeva in cima ad un’altura, intorno alla quale venivano costruite una o più mura a secco, a protezione dell’abitato stesso (si trattava di un sistema difensivo più tardi definito col nome di “vallo”). 

La Gradiscata, le Forcate, la Rocca, il Golas e la Moschenizza, questi i nomi dei 5 castellieri sopra l’abitato di Monfalcone di cui possiamo vedere le rovine. 

Si trovano su una quota altimetrica attorno ai 60 metri s.l.m. ed in comunicazione visiva tra di loro, seguendo un percorso ideale verso il contiguo Carso triestino, per poi procedere all’interno dell’Istria e più avanti ancora. 

Affascina sempre la logica per l’insediamento di questi abitati. Il Carso si sviluppa secondo una serie di alture ondulate. Sulla sommità delle maggiori si ponevano i castellieri che avevano forma circolare, poggiata verso il lato meridionale, più protetto dalle intemperie. Difesi spesso da un fosso, erano poi cinti da un muro a secco di pietre carsiche largo circa due metri. 

I castellieri apparivano come una massa compatta di pietrame, d’altezza variabile tra i 2 ed i 5 metri, e proteggevano le popolazioni (3.000 anni fa) dagli attacchi degli animali o di popolazioni ostili. In questi grandi recinti dal diametro di 150/200 metri, venivano tenuti gli animali e le riserve alimentari, risorse da cui dipendeva la sopravvivenza dei gruppi qui insediati. Si allevavano prevalentemente ovini, suini e caprini, mentre dal mare si traevano molluschi. Dall’età del bronzo all’età del ferro, inoltre, si sviluppò un’intensa attività metallurgica. 

Tali costruzioni testimoniano una società pastorale stanziale, legata alle alture piuttosto che alla pianura: all’epoca la pianura sottostante doveva apparire diversamente; il Timavo probabilmente seguiva un altro corso e originava una palude malsana. 

Castellieri della Gradiscata

Località : San Polo 

Nel secolo scorso il paleontologo C. Marchesetti lo descriveva così: "E' a duplice cinta, di cui l'esterna lunga 510 metri, l'interna 390, con bei ripiani circolari larghi 10 a 15 metri. Il vallo è assai robusto, specialmente dalla parte sud-ovest, ove ha un'altezza da 2 a 5 metri". 

Attualmente le due cinte sono riconoscibili lungo il loro perimetro. La cinta inferiore si interrompe all'angolo a sud-ovest, dove probabilmente era situato l’accesso al castelliere. 

Nel ripiano interno Marchesetti riscoprì cinque tombe di epoca romana. Nel pianoro sommitale si riconoscono ricoveri e trincee della prima guerra mondiale. 

Il castelliere è considerato, per la qualità e la quantità dei materiali rinvenuti, l'abitato principale dell'intera area isontina. La sua frequentazione, ininterrotta, è documentata dal periodo del bronzo-medio a quello del ferro-avanzato. 
 

Castellieri delle Forcate

Il paletnologo C. Marchesetti, agli inizi del secolo, annotava che il vallo si conservava per una larghezza variabile da 5 a 10 metri e un'altezza da 0.5 a 1 metro. Oggi si conserva la maceria di nord-est, dove è visibile una parte del paramento esterno lungo circa 4 m.. A sud-est la maceria si interrompe, probabilmente in corrispondenza dell'antico accesso, per poi continuare lungo i lati sud-est e sud fino ad una trincea della prima guerra mondiale. Da questo punto in poi il vallo è riconoscibile dal salto di quota. Verso nord-ovest le tracce della cinta si perdono, forse perché mancava del tutto. Considerati gli scarsi reperti esclusivamente ceramici, è da ritenere che il castelliere sia stato occupato nell'avanzata età del ferro. Forse era un semplice allargamento del vicino castelliere di San Polo. 
 

Castellieri di Golas

Il nome deriverebbe da goliak che in sloveno significa pelato.Carlo Marchesetti (1850-1926), noto paletnologo, nel 1903 scriveva: "Presso a Monfalcone, allineati l'uno presso l'altro, troviamo non meno di quattro castellieri. Il primo più ad oriente sulla eminenza maggiore di questa serie di colli detta Monte Golas, che forma un dosso arrotondato totalmente nudo, è assai deteriorato, non essendovi visibili che poche tracce del vallo (…). E' quasi rotondo e misura circa 170 metri di circonferenza".L'antica struttura è stata ulteriormente danneggiata dagli sconvolgimenti della Prima Guerra Mondiale. Scendendo la china, sul lato orientale si possono notare i resti di una trincea italiana.In assenza di reperti protostorici, la datazione del castelliere non è determinabile. 
 

Castellieri della Rocca

Le prime notizie sul castelliere di Monte Falcone, a quota 88, denominato la Rocca, ci sono lasciate dal paleontologo C. Marchesetti, che nel 1903 scriveva: "Esso comincia al punto culminante, occupato dalla Rocca, (…) e si distende alla falda a meriggio. Il muro aveva una grossezza di 1,80 metri, ed il vallo risultante dallo sfasciarsi dello stesso muro misura da 10 a 15 metri". 

Attualmente non sono visibili né il lato nord del castelliere, a causa della presenza di una trincea della prima guerra mondiale, né il vallo esterno indicato dal Marchesetti a nord-est della cinta. Sono invece presenti le rovine del muro lungo i lati sud ed est. Data la scarsità di reperti dell'età del bronzo, costituiti da resti di vasi in ceramica, l'occupazione del sito in questo periodo rimane incerta; mentre risulta attestata durante la fase iniziale dell'età del ferro (1020-880 a.c.). 
 

Castellieri della Moschenizza

Località : Moschenizza 

Il castelliere si trova in località Moschenizza, un'area nei pressi del casello autostradale del Lisert, compresa tra le S.S. n. 202 e 14. E' l'insediamento protostorico più meridionale dell'Isontino, a est del quale, a poca distanza in linea d'aria, si trova il castelliere di Flondar. 

Fu lo storico triestino P. Kandler a indicarlo nel 1864 in una mappa della zona tra Monfalcone e il Timavo. Successivamente, nel 1967, fu rilevato da U. Furlani. 

L'insediamento non presenta alcun vallo dal momento che la funzione difensiva veniva al tempo assicurata dal mare, dal fiume Locavaz (emissario del lago di Pietrarossa) e dal ciglione roccioso sulle fasce est ed ovest. 

Secondo l'archeologo Furlani, l'occupazione del castelliere sarebbe durata dalla media età del bronzo alla prima età del ferro (1700-880 a.c.). 

Scavi di quota 36

E' l'altura meno elevata e la più occidentale della serie di rilievi a nord di Monfalcone.  Ai piedi del versante settentrionale si trova la zona delle Mucille, un paleoalveo dell'Isonzo.  La collina non presenta tracce di strutture protostoriche; sono visibili, invece, resti di opere della prima guerra mondiale.  Una ventina di anni fa, a quota 36 furono rinvenuti in superficie, ed in scarsa quantità, manufatti di pietra scheggiata e resti di vasi in ceramica, la cui datazione può essere compresa fra età del rame ed età del bronzo antico.  Tra questi materiali ed i reperti più antichi del castelliere di Castellazzo di Doberdò vi è una corrispondenza piuttosto precisa.  E’ possibile che la frequentazione del sito fosse dovuta alla pratica della caccia, data la vicinanza al corso d'acqua. 
 

Data di aggiornamento: 15.02.2019