I monumenti e le chiese

La Fontana di Aris

È la fontana che, sormontata dal leone di S. Marco, si trovava un tempo all’inizio del viale omonimo. Costruita nel 1400, non è tanto importante dal lato artistico quanto piuttosto dal lato storico e simbolico. Era chiamata “la fontana del leon de drio la fossa”, perché collocata appunto sul viale che limitava il fossato delle mura. 

Il Duomo

Il primo conflitto mondiale ha pesantemente inciso sul patrimonio culturale e monumentale della città, quasi interamente scomparso il Palazzo del Comune, il Palazzo Patriarcale, il Palazzo della Ragione e la Loggia. 

La chiesa, precedente al Duomo e dedicata a S. Ambrogio, fu distrutta nel conflitto 1915-1918; essa custodiva alcune tele venete di Palma il Giovane e mobili intagliati da Matteo Deganutti. 
La ricostruzione del Duomo, durante il quadriennnio dal 1926 al 1929, si basò sul progetto degli architetti romani Benigni e Leoni e riporta forme neoromantiche. All’epoca l’Amministrazione Comunale mise a disposizione della nuova chiesa l’area tra la vecchia via del Duomo e la Roggia che costeggiava viale S. Giusto (oggi via F.lli Rosselli). 

Più recente è la storia del campanile, eretto nel 1956. Alla realizzazione del campanile contribuirono cittadini, enti ed industrie, la presidenza del Consiglio dei Ministri, il Comune di Monfalcone ed i cantieri Riuniti dell’Adriatico. 
Nel 1962 i sacerdoti si trasferirono nell’attuale canonica di via S. Ambrogio n. 27, lasciando la sede nel vecchio Palazzo del Podestà (oggi Palazzotto Veneto). 

Chiesa di San Nicolò

Sorta attorno la metà del Seicento in luogo di un edificio trecentesco, la chiesa di San Nicolò deve la sua origine alla ricca confraternita dedicata allo stesso santo, documentata già dalla fine del Quattrocento. A carattere cimiteriale, come testimoniato dai resti del muro di cinta rinvenuti durante scavi recenti, oggi si presenta con la semplice facciata a capanna suddivisa da lesene lisce e sormontata da un frontone triangolare. 

Durante gli ultimi lavori si è scoperta la preesistente natura della facciata, resa più movimentata dall'apertura di alcune nicchie e da una finestra semicircolare, mentre la torre campanaria si presenta di foggia ottocentesca. L'impianto a navata unica con il presbiterio a pianta quadrangolare presenta uno schema che risale ai moduli rinascimentali di Leon Battista Alberti, caratteristica tipica della cultura di maestranze locali ispirate ai modelli importati dagli architetti di Venezia e ricorrente in altri edifici religiosi della zona. A ridosso dell'arco che divide la navata dal presbiterio, affrescato nel 1942 con scene del Peccato Originale e della Redenzione dai pittori Giovanni Bartoli e Rodolfo Zernetti, ci sono due altari laterali in marmo del tardo Seicento. 

Senza dubbio colpisce il prezioso altare maggiore di legno dorato, da attribuire allo scultore udinese Giovanni Antonio Agostini (1570-1631), riportato allo splendore originale da un accurato restauro. Si tratta dell'unico superstite dei tanti altari commissionati e realizzati per le chiese della zona ed è collocato sopra una base marmorea, probabilmente contemporanea. Strutturato su due piani con impianto tipicamente rinascimentale, presenta nella parte inferiore tre nicchie, intervallate da quattro colonne corinzie, nelle quali sono collocate la statua centrale di San Nicolò, di epoca anteriore e forse esistente già nella precedente chiesa, San Cristoforo e San Giovanni Battista. Sopra l'architrave, ricca di fregi e cornici, si trova in posizione centrale il Padre Eterno, affiancato dall'Arcangelo Gabriele e la Madonna, a coronamento dei quali si pone il frontone spezzato, sorretto ai lati da due cariatidi. 

Chiesa del Rosario

Situato in via Bonavia 2, l'attuale edificio si trova ad un centinaio di metri dal luogo di ubicazione dell'omonima chiesetta, di antica origine cinquecentesca e distrutta dai bombardamenti della Grande Guerra. 

Delle opere d'arte un tempo presenti nella chiesetta, rimangono solamente la statua della Madonna, attualmente posta su un capitello esterno, il rosone istoriato e il leone marciano, collocati lungo la facciata che risulta movimentata dalle tre aperture, con arco a tutto sesto, della parte inferiore e dalle due nicchie superiori. 

Chiesa del San Polo

L'origine della chiesa di San Polo risale alla cappella privata di proprietà della famiglia de Pini o Pin, inserita nel borgo omonimo, probabilmente di origine medioevale. Le sue dimensioni ridotte, che fanno pensare ad un'area corrispondente l'attuale presbiterio, e il suo uso da privato a pubblico portano all'ampliamento settecentesco dell'edificio. La facciata, delimitata da due lisce lesene, presenta il portale murato dopo l'apertura di una nuova entrata sulla parete di fianco. Completano il prospetto una finestra semicircolare ed un'esile monofora campanaria, oggi priva di campanella. Quest'ultima infatti fu presa da Gabriele D'Annunzio il 12 settembre 1919 ed ora si trova al Vittoriale, appesa a prua della nave Puglia. Il campanile a sinistra della facciata, sormontato da un tamburo ottagonale, riporta sulla banderuola dell'asta del parafulmine la data 1864. Sull'architrave della porta in basso si legge l'iscrizione in latino "a San Paolo con il denaro e il lavoro della povera gente", a sostegno della tradizione che vuole la cella campanaria costruita con le pietre della vecchia chiesa demolita di San Paolo. Ridotta a fienile durante l'età napoleonica, la chiesa è in seguito riaperta al culto. La semplice aula rettangolare presenta sul pavimento una botola che porta ad una cripta, scoperta durante i lavori di restauro degli anni Sessanta. Il presbiterio, elevato rispetto l'aula e di forma quadrata, accoglie l'altare marmoreo con la pala di San Paolo, ai lati della quale compaiono due croci di consacrazione. 

Santuario della Beata Vergine Marcelliana

L'attuale santuario della Beata Vergine Marcelliana sorge su un luogo di antiche pratiche cultuali. Infatti, secondo un'antica tradizione devota, il rinvenimento a bordo di una imbarcazione alla deriva nel golfo di Panzano di una statua della Madonna col Bambino spinge il vescovo di Aquileia Marcelliano ad erigere una cappella dedicata al culto della Vergine. 

Attorno la metà del Trecento l'edificio viene demolito per una nuova chiesa, gravemente danneggiata durante le incursioni dei Turchi, ampliata nel Cinquecento e abbellita dagli affreschi del pittore udinese Arsenio Negro, perduti durante la costruzione dell'attuale santuario, consacrato nel 1844. La facciata, semplicemente tripartita da quattro lesene e movimentata da due nicchie con le statue di San Marco con ai piedi il leone e Sant'Ambrogio, testimonia la persistenza di modelli settecenteschi. L'interno, costituito da una semplice navata unica, mantiene ancora alcune parti di affresco del veneziano De Santis raffiguranti l'Annunciazione, la Visitazione e la Vergine educata da Sant'Anna, danneggiati nel corso della Grande Guerra. 

Nel 1943 sulle pareti laterali del presbiterio il veronese Agostino Pregrassi ha rappresentato due episodi legati alla storia della chiesa, l'Arrivo della statua e il Voto alla Madonna durante la pestilenza del 1386. Proprio la statua della Vergine col Bambino, opera di età tardoromanica considerata fra le più antiche immagini marmoree di tale soggetto, è posta sull'altare maggiore datato alla seconda metà del Settecento, come quelli laterali di Sant'Anna e del Santissimo Crocefisso. Degna di nota è l'acquasantiera, sulla sinistra di chi entra, che reca inciso l'anno 1547 e una scritta, probabile testimonianza dell'antico rito della benedizione dell'acqua che si svolgeva nella parrocchia della Marcelliana. Al centro della parete di destra è collocata una lastra funeraria di marmo bianco, dedicata a Domenica Pascoli dalle figlie Luisa e Marianna. Quest'ultima, pittrice e scultrice monfalconese, allieva del Canova , è anche autrice dell'opera che la rappresenta piangente con la sorella in vesti neoclassiche. 

Le Rovine dell'Antica Chiesa di San Polo

Di questa chiesetta 1, situata nel borgo di San Poletto, si scorgono oggi solo poche rovine. 
Scoperchiata durante il primo conflitto mondiale, non fu più restaurata e le intemperie e il tempo la ridussero ad un muricciolo. Tale chiesa era stata eretta dai Padri Benedettini di Beligna precedentemente il secolo XVI; possedeva preziosi affreschi –oggi scomparsi-. Il campanile era realizzato con le pietre dell’antichissimo ponte di Ronchi; poi, quando la chiesa fu abbandonata, il campanile fu trasportato e posto accanto l’attuale chiesa di S. Polo. 


1 Cfr. “Sant’Ambrogio e le sue chiese filiali” di Barbariol, Mazzoni, Bonadonna, 1998, pgg. 99-102 

Data di aggiornamento: 15.02.2019