Le Ville di archeologia romana

Villa dei Tavoloni

Negli anni ‘50 la villa fu studiata da Mirabella Roberti che ne descrisse i resti: un lungo corridoio lungo circa 15 metri, fiancheggiato da alcune stanze. 

Ogni passaggio aveva una soglia in pietra, i pavimenti erano in cocciopesto e realizzati con piccole pietre, irregolari e bianche. 

Successivamente, nel 1962, l'area fu ripresa dal Gruppo Archeologico Monfalconese che vi condusse alcune indagini. 

Negli anni ‘70 la villa fu sottoposta all’indagine della Soprintendenza di Padova e alla supervisione di L. Bertacchi, che svilupparono un'ampia documentazione fotografica ed un rilievo planimetrico depositato presso l'archivio disegni del Museo Nazionale di Aquileia. Il rilievo delinea un'ampia area scoperta pseudo-quadrata attorno a cui si dispongono regolarmente i vani destinati ad uso rustico. 

Si ipotizza inoltre che il cortile fosse pavimentato in cocciopesto. 
 

Villa dell'Enel

La villa è stata distrutta dalla costruzione della SS 14 e della centrale ENEL; lavori che determinarono la perdita di un intero mosaico. 

Nel 1965, su segnalazione del Gruppo Archeologico Monfalconese, la Soprintendenza di Padova condusse alcuni scavi nell'area compresa tra la recinzione della centrale e la strada: l'indagine rinvenne muri e pavimenti in mosaico, nonché "diversi recipienti vinari di terracotta di grandi dimensioni profondamente ancorati al suolo". 

Tra il 1890 ed il 1907 il Puschi, si interessò alla zona. In un suo manoscritto, conservato nella biblioteca dei Civici Musei di Trieste, lo studioso riferisce di un "lungo muro" leggibile tra casa Bonavia e le Fontanelle. 

Dalla documentazione fotografica, conservata presso il Laboratorio fotografico del Museo di Aquileia, si svela chiaramente un ambiente pavimentato con un mosaico nero a crocette, motivo utilizzato in contesti tardo-repubblicani ed augustei che daterebbe la villa alla seconda metà del I° secolo a.C. 

Villa di via delle Mandrie

La villa, sottoposta a studi dal 1990, presenta una planimetria ad "U", caratterizzata da un corpo centrale articolato su più livelli e due avancorpi racchiudenti un'area scoperta -cortile-, adibita, almeno nell'ultima fase di vita del complesso, alla raccolta dei rifiuti. Gli scavi hanno portato alla luce i settori centrale ed occidentale, mentre quello orientale corre al di sotto dell’attuale via delle Mandrie. 

Il materiale archeologico estremamente eterogeneo, rinvenuto per la maggior parte durante lo scavo del cortile, copre un intervallo di tempo che va dal I° secolo d.C. a tutto il III° secolo. E' tuttavia possibile determinare la data di costruzione del complesso nella seconda metà del I° secolo a.C. 

La villa aveva stanze pavimentate a mosaico, come testimonia il rinvenimento di una fascia perimetrale in tessere nere. 

Inoltre il ritrovamento di pesi da telaio nell’ambito degli scavi fa presupporre che nella villa ci si dedicasse anche all’allevamento di ovini. 

Villa di via di Colombo

La villa, studiata dalla Soprintendenza ai B.A.A.A.A.S. del Friuli Venezia Giulia in tre campagne di scavo (nel 1992, 1994 e 1996), è caratterizzata da due parti: una abitativa, a nord lungo le propaggini della dorsale carsica, ed una adibita ad attività produttive o di appoggio al sistema centrale. Questa seconda area si configura come un ampio bacino di 20 metri per 15, provvisto di un ampio spazio d'entrata ad est e di un'apertura sul lato sud. 
Al momento dello scavo questa parte risultava in parte chiusa da un muro: è probabile che servisse alla regolazione del livello delle acque interne e che disponesse di strutture semovibili in legno. 
L'area abitativa si estende a nord e, analogamente a quanto riscontrato per le ville limitrofe, si può presupporre che anche il complesso di via Colombo si articolasse su piani diversi, conferendo mobilità strutturale all'edificio: sulla base dei rinvenimenti del 1996 è possibile ipotizzare la presenza di un cortile, o comunque di un'area scoperta, su cui si affacciavano alcuni locali della villa. 
Sulla base del materiale rinvenuto negli strati delle fondamenta, il primo periodo della villa andrebbe collocato nella seconda metà del I° sec. a.C. 
Si suppone che l’abbandono del complesso sia avvenuto abbastanza presto dato che non sono stati rinvenuti reperti archeologici risalenti al II° d.C., a differenza della vicina villa di via delle Mandrie. 
 

Villa della Punta

Lo studio della villa è stato svolto tra il 1970 ed il 1973 dal Museo di Aquileia e diretto da Luisa Bertacchi. La documentazione fotografica degli scavi è presente nel Museo di Aquileia. 
La planimetria riconosce circa trenta ambienti articolati in due corpi contrapposti, collegati da un’ala orientale. Le zone nord e nord-est erano sede dell'area residenziale: le superfici dei vani presentano soglie di pietra calcarea ed appaiono rivestite da tessellati in cotto. 
L'ala nord, in base alle superfici, costituisce il nucleo più antico del complesso con piccoli vani di forma quadrata. 
Gli scavi hanno recuperato un mosaico risalente alla fine del I° d.C. (BERTACCHI 1979) e raffigurante due delfini neri. 
 

Altri scavi

Gli appunti manoscritti dello studioso Puschi parlano dell'esistenza di una villa situata nei pressi dell’attuale stazione ferroviaria di Monfalcone. Egli avrebbe al tempo rinvenuto l'area di un peristilio ornato da una balaustra in calcare. 
Un altro complesso di notevoli dimensioni doveva trovarsi ai piedi del colle della Rocca, nell'area dell'attuale Piazza del Popolo e risalente al 1° secolo d.C. 
Altro rinvenimento d’interesse si trova in prossimità della chiesa della Marcelliana. Il frammentario rilievo richiama ad un cortile porticato, sul quale si affacciava un ambiente mosaicato (il mosaico è databile al 2° secolo d.C.) 

Data di aggiornamento: 15.02.2019